Cuma. La Pompei dei Campi Flegrei

Tra i tanti preziosi siti archeologici flegrei il Parco Archeologico di Cuma è forse l’unico sito che racconta per intero la storia delle popolazioni che si sono succedute nei Campi Flegrei: da “l’età del ferro” fino al medioevo.

LA LINEA DEL DEL TEMPO 

In molti sono abituati a pensare Cuma come il primo insediamento greco nella zona, in realtà è molto di più. In questo angolo di di terra infatti sono racchiusi molto di più. La storia di Cuma nasce molto prima rappresentando una vera e propria lina del tempo. Stranamente la storia di questa antica città dalle origini fino al 530 a.c. circa è stata finora scritta tenendo conto esclusivamente delle fonti letterarie. Evitando di enunciare cose ripetute migliaia di volte, invitiamo a conoscere Cuma nei suoi primi secoli di vita anche attraverso l’archeologia, sarà sorprendente scoprire come la realtà può essere più affascinante della leggenda. In uno spazio relativamente ristretto, la visita del parco archeologico di Cuma permette di cogliere il divenire della storia.

L’ETA’ PREELLENICA 

Le ultime tombe preelleniche scoperte sono state ricoperte per la loro salvaguardia, trovandosi sotto il livello marino erano soggette ad allagarsi. I reperti in esse ritrovati sono esposti nel museo del Castello Aragonese di Baia. Sono perfettamente visibili le opere difensive greche del VI secolo a.c. e le modifiche dell’assetto urbanistico della città, mentre i mausolei sanniti mostrano le novità ideologiche della civiltà campana.

L’EPOCA ROMANA E OLTRE – L’adesione di Cuma alla Repubblica Romana portò a un grande sviluppo economico, evidenziato dalle grandi strutture architettoniche portate alla luce negli ultimi anni. Dalle rovine afferenti alle varie epoche, infine, si possono leggere le vicende storiche bizantine e medioevali, compresi i segni di una infausta occupazione saracena dei luoghi.

Cuma Antro della Sibilla

La crypta romana del Parco archeologico di Cuma 

Scoperta grazie agli scavi eseguiti tra il 1925 e il 1926-30, i quali portarono alla luce questa monumentale struttura che attraversa da oriente ad occidente tutto il monte di Cuma. Lo scavo iniziale scoprì la parte più imponente e in un primo tempo si pensò che si trattasse del famoso antro della Sibilla, dove la sacerdotessa accoglieva coloro i quali le chiedessero consiglio. Con gli scavi successivi del 1932 la crypta fu interamente scavata e, riaperti i pozzi di luce, si riconobbe l’opera che rientrava nel progetto di potenziamento militare voluto da Marco Vipsanio Agrippa, abile stratega dell’imperatore Ottaviano. Fu progettata da Lucio Cocceio Aucto nel 37 a.C., contemporaneamente alla costruzione del Portus Iulius nel lago d’Averno e al suo collegamento con il porto di Cuma tramite la cosiddetta Grotta di Cocceio.

La struttura della galleria.

La crypta è costituita da un primo tratto di accesso rivestito di opera muraria sia sulle pareti che sulla volta; segue un altissimo vestibolo di pianta rettangolare la cui volta raggiunge i 23 metri.

Sul lato sinistro del vestibolo nel rivestimento, costituito da blocchi tufacei, si aprono quattro grandi nicchie che molto probabilmente dovevano contenere statue, poi andate perdute. L’apertura dell’ingresso – detta fornice – e gli spiragli della volta, consentivano l’ingresso della luce.

Continuando nel percorso, la galleria descrive una sorta di larga curva posta quasi in corrispondenza della parte alta del sito archeologico, dove sorge del tempio di Apollo. Termina poi con un tratto rettilineo giungendo alla parte opposta del monte. Lo sbocco in direzione del foro risulta decorato da elementi architettonici marmorei che confermano la datazione della galleria, corrispondente alla fine dell’età repubblicana.

Poco prima dello sbocco si aprono a destra grandissimi ambienti sotterranei, scavati nella massa di tufo, in corrispondenza dei quali la luce filtra attraverso alcuni pozzi circolari. La forma di questi ambienti, un canale di scolo, un acquedotto scavato nel primo piano della galleria testimoniano che in epoca posteriore al taglio della crypta, i romani realizzarono un’immensa cisterna di acqua.

La presenza di simboli cristiani incisi sulle mura – come una corona, una spiga e una croce apicata – nonchè il ritrovamento di loculi e casse, ci danno ulteriori notizie riguardo all’utilizzo della galleria: l’ultima parte fu usata, infatti, come area cimiteriale della comunità cristiana di Cuma che provvide alla trasformazione degli edifici pagani presenti nel sito, come gli stessi templi di Apollo e di Giove.

Le sorti della crypta.

Con lo spostamento della flotta dal Portus Iulius al porto di Miseno nel 12 a.C. e la fine della Guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio nel 31 a.C. il tunnel perse il suo interesse strategico, divenendo un semplice collegamento tra l’area portuale e il cuore della città. In età cristiana fu utilizzato, come su scritto, come area cimiteriale; la volta, invece, crollò nel 553 d.C. a causa delle picconate dei bizantini, allora in guerra contro gli Ostrogoti: lo scopo era quello di demolire la torre che la sovrastava, posta a difesa dell’ingresso dell’acropoli.

I nuovi cunicoli scavati indebolirono ulteriormente la struttura, rendendo la galleria impraticabile e destinata all’oblio.

La Foresta di Cuma

La Foresta è uno degli ultimi frammenti di un enorme foresta costiera conosciuta anticamente come Selva Gallinaria. Famosa per la vicinanza a Cuma, la prima colonia greca in Italia e culla della civiltà occidentale, la sua storia è sempre stata intimamente legata a quella della città, da quando fungeva da barriera naturale contro le incursioni nemiche ad oggi, quando arricchisce di un enorme valore naturalistico un complesso archeologico famoso in tutto il mondo. La foresta offre vari itinerari. È infatti presente anche la duna costiera, ecosistema protetto che sta via via sparendo dalle nostre coste a causa dell’urbanizzazione, e che a Cuma si presenta nella sua massima espressione, forse la migliore in Campania.

La Selva Gallinara di Cuma.

Ci fu un tempo in cui tra Cuma ed il Volturno, sorgeva incontrastata una vasta e fitta foresta, di cui oggi rimangono due grosse e distinte porzioni, da un lato quella conosciuta come la Pineta di Castel Volturno, e dall’altro la Selva Gallinara, che abbraccia le spiagge di Cuma; e fu proprio su quelle spiagge, che nella metà dell’VIII secolo a.C. gli Eubei di Calcide fondarono Kýmē. Approdando sulle dune sabbiose, scorsero per la prima volta una terra dalle caratteristiche del tutto singolari, che, ancora oggi, dopo secoli, si mostra a noi in un biosistema unico.

Caratteristiche.

La Selva, nata su terreni vulcanici del primo e secondo periodo flegreo, appare di carattere steppico nei pressi delle spiagge romane, la macchia mediterranea ricopre parte delle dune con fiori di Cisto, circondati da arbusti di Lentisco e Fillirea, per poi tingersi di giallo acceso durante i periodi di fioritura della Ginestra. Spingendoci nell’entroterra, inizia la boscaglia di Leccio, la stessa che nella metà del primo secolo a.C. fu usata da Pompeo per costruire la flotta durante la Guerra civile Romana; queste querce hanno subito nei secoli l’effetto dei venti provenienti dal mare, ad oggi si mostrano basse e rachitiche, donando al sottobosco un aspetto quasi fiabesco. Tuttavia è nel cuore del bosco, che la Foresta di Cuma ci mostra la sua vera natura, infatti numerosi acquitrini spuntano tra i rovi ed i pungitopo, piccoli specchi d’acqua, che un tempo, la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) popolava con tale intensità da spingere le popolazioni locali a trarne ispirazione per dar nome all’intera macchia, coniando la Silva Gallinara.

L’Avifauna.

L’aspetto palustre è poi diminuito con gli anni, specialmente dopo le bonifiche effettuate nel 1932, cancellando quasi del tutto la presenza della Gallinella, tuttavia la Foresta rimane abitata da svariate specie di avifauna, come l’Upupa, il Falchetto, l’Occhiocotto, il Barbagianni, la Civetta ed in alcuni periodi si può notare anche la presenza dell’Airone cinerino. I vari ambienti, seppur estremamente diversi da loro, appaiono convivere da secoli in un equilibrio delicato ma funzionale, concedendo un’immensa varietà di risorse, che hanno segnato la storia delle civiltà stabilitesi sul territorio cumano, e che ancora oggi si mostrano a noi, in un’oasi naturalistica colma di storia, ed assolutamente unica nel suo genere.

I segreti del Monte di Cuma

I bunker all’ombra dell’Acropoli.

Ai piedi dell’Acropoli di Cuma, una fitta rete di tunnel trapassa l’antichissimo promontorio, conservando testimonianze di inestimabile valore. Ormai priva di sentieri praticabili, l’area al ridosso del parco archeologico cumano nasconde numerose cavità, quasi tutte scavate dall’uomo. Durante la II Guerra Mondiale, il Monte di Cuma fu punto di interesse militare, e fu occupato dalla Direzione del Genio Militare. Ciò che ne conseguì fu la creazione e la fortificazione di sette bunker militari, e svariate fortificazioni, alcune delle quali, eseguite su strutture preesistenti.

Le cavità, ricavate scavando nelle rocce piroclastiche, sono tutte rinforzate in calcestruzzo e/o cemento. Il primo dei bunker è costruito su tre livelli, presenta tre camere di tiro, comunicanti tra loro tramite una serie di scale. Presenti numerose nicchie nei muri, destinate all’alloggio delle munizioni. La costruzione risulta quasi integra, priva di segni di conflitto.

Altre due strutture risultano essere ormai inaccessibili, dato che le entrate sono state completamente coperte da frane. Sul fronte nord est del Monte invece si può scorgere un ingresso a parete, sopraelevato di circa 3 metri dal suolo, raggiungibile solo tramite ausilio di attrezzatura.

Incise sulle pareti esterne delle postazioni del versante est, si trovano delle incisioni eseguite su intonaco ancora fresco: Fante Moio Domenico Classe 1912 230° battaglione ; Ge.re Vassallo e Fante L. Visone. Sullo stesso versante, in corrispondenza di una rampa d’accesso, si trova inciso lo stemma del Genio Militare, ormai interamente coperto da una fitta vegetazione. L’intera organizzazione di queste strutture era verosimilmente programmata contrastare un possibile sbarco sulle coste cumane, tuttavia, la totale assenza di segni di conflitto, indica che non avvennero battaglie significative.

L’intero promontorio è stato da sempre un punto di riferimento strategico militare, dall’arrivo degli Eubei, che la scelsero proprio per le sue caratteristiche uniche, fino alle forze militari del secolo scorso. Ad oggi la rete dei bunker si trova tra il confine della Foresta di Cuma, ed il Parco Archeologico. Nonostante il rammarico delle condizioni di abbandono in cui versano queste splendide testimonianze, la loro presenza non fa altro che aumentare il fascino di questa area, una delle più ricche e suggestive dei Campi Flegrei.

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Foto di Paolo Visone 

Testi di Martina Iacuaniello e Nicola Lelio Saiello

Revisione editoriale e impaginazione Valerio Chiocca